L’Unione europea ha escluso esplicitamente qualsiasi evacuazione del proprio personale diplomatico da Kyiv, respingendo gli ultimi avvertimenti russi su possibili attacchi di rappresaglia contro la capitale ucraina come “tattiche irresponsabili di escalation”.

Il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El-Anouni, ha dichiarato giovedì: “Le minacce pubbliche della Russia di attaccare Kyiv fanno parte delle sue irresponsabili tattiche di escalation. La Russia, ancora una volta, cerca in modo scandaloso di attribuire all’Ucraina la responsabilità della propria guerra di aggressione contro l’Ucraina. Per quanto riguarda noi, non cambieremo la nostra posizione né la nostra presenza a Kyiv”. Ha inoltre sottolineato che gli attacchi russi restano una “realtà quotidiana” nella capitale ucraina e in altre regioni del Paese.

La dichiarazione risponde direttamente a una nota formale inviata dal ministero degli Esteri russo a tutte le missioni diplomatiche e alle organizzazioni internazionali presenti a Kyiv. La portavoce Maria Zakharova ha invitato all’evacuazione immediata del personale e dei cittadini stranieri, avvertendo della “inevitabilità di un attacco di rappresaglia” – compresi attacchi contro i “centri decisionali” – nel caso in cui l’Ucraina dovesse ostacolare le celebrazioni russe del Giorno della Vittoria del 9 maggio.

I fallimenti dei tentativi di cessate il fuoco evidenziano uno stallo profondo

Quest’ultima escalation avviene sullo sfondo dei ripetuti fallimenti nel raggiungere anche solo un cessate il fuoco temporaneo. L’Ucraina aveva dichiarato unilateralmente uno “stato di silenzio” dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio per verificare la reale volontà russa in vista della parata, ma le forze russe hanno lanciato quasi 30 assalti, oltre 70 bombe aeree, decine di droni e missili, uccidendo almeno 27 civili e colpendo infrastrutture civili in diverse città.

Gli avvertimenti russi sono esplicitamente legati al timore che l’Ucraina possa prendere di mira le celebrazioni del Giorno della Vittoria a Mosca. Il 4 maggio, Zelensky ha sottolineato che la Russia ha già ridimensionato drasticamente la parata sulla Piazza Rossa – la prima volta dal 2008 senza mezzi militari pesanti – citando la minaccia rappresentata dai droni ucraini che potrebbero sorvolare l’evento.

Mosca ha reagito adottando misure di sicurezza quasi da stato d’assedio nella capitale, comprese chiusure temporanee degli aeroporti e interruzioni della rete internet mobile, segno della forte preoccupazione per possibili attacchi con droni o missili durante la parata militare ad alta visibilità.

Paranoia a Mosca

Analisti e funzionari ucraini descrivono le azioni del Cremlino come il sintomo di una crescente paranoia a Mosca. Nonostante le autorità russe sostengano che gli avvertimenti abbiano un carattere puramente “ritorsivo”, la Russia ha una lunga storia di massicci attacchi contro Kyiv indipendentemente da eventuali attività ucraine vicino ai suoi confini o durante date simboliche.

Diverse ambasciate straniere a Kyiv hanno subito danni materiali in questi attacchi. Il 20 dicembre 2024, un bombardamento missilistico russo danneggiò gravemente un edificio che ospitava le ambasciate di Albania, Argentina, Macedonia del Nord, Palestina, Portogallo e Montenegro.

Altri attacchi hanno colpito gli edifici dell’ambasciata polacca, di quella azera e della delegazione dell’Unione europea Nel gennaio 2026 è stata inoltre danneggiata anche l’ambasciata del Qatar.

Il rifiuto dell’Unione di arretrare segnala che i partner occidentali considerano le ultime minacce russe non come legittime preoccupazioni di sicurezza, ma come un tentativo di creare panico e spostare la responsabilità mentre continua la guerra di aggressione.

Come ha sottolineato El-Anouni, la presenza diplomatica dell’Unione a Kyiv resta invariata: un chiaro messaggio di determinazione a soli due giorni dalla festività nazionale più simbolicamente importante per la Russia.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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